venerdì 15 giugno 2018

ALTRE INTERPRETAZIONI DEL DISTURBO FOBICO

Un’altra interpretazione della genesi del disturbo fobico è quella che attribuisce all’oggetto, alla situazione o all’animale il ruolo di simbolo di un conflitto psichico rimosso. Ad esempio la claustrofobia potrebbe rievocare un abuso subito nell’infanzia in un luogo chiuso; il principio è che per la nostra psiche è molto più tollerabile attribuire la paura ad uno spazio chiuso piuttosto che all’esperienza troppo dolorosa dell’abuso.
L’ultima interpretazione del disturbo fobico riguarda invece un’esperienza negativa dell’oggetto, situazione o animale della fobia stessa. Ad esempio potremmo avere paura di guidare dopo un terribile incidente d’auto; in questo caso è proprio il ricordo dell’incidente che alimenta la fobia. Ovviamente, in base all’interpretazione della causa del disturbo fobico è bene fornire al paziente una terapia diversa. Specificatamente nei primi due casi il terapeuta deve necessariamente individuare quale sia il conflitto rimosso che dà origine alla fobia. Nel terzo caso invece occorre favorire una nuova elaborazione dell’esperienza negativa vissuta dal paziente, per lo più attraverso l’impiego di tecniche cognitivo-comportamentali.

giovedì 14 giugno 2018

UNA CHIAVE INTERPRETATIVA DEL DISTURBO FOBICO

Si possono definire fobie quegli stati di agitazione associati specificatamente ad una situazione, un oggetto o un animale.
Hanno la caratteristica di non essere razionali, per cui nessuna spiegazione logica può aiutare il soggetto ad eliminarle. Nei casi più gravi possono limitare seriamente la vita di una persona. Una interpretazione sull’origine del disturbo fobico riguarda una difesa da una paura più grande; la paura del proprio padre ad esempio, essendo molto difficile da sostenere a livello psichico, può essere spostata sul terrore nei confronti di un animale (come nel famoso caso clinico di Freud riguardante il piccolo Hans, in cui la paura per il padre viene spostata sui cavalli bianchi).

L’ANSIA DI AVERE L’ANSIA

Un fenomeno che sta letteralmente dilagando in questi ultimi anni è l’ansia di avere l’ansia, e lo si può spiegare mediante un serio calo nella popolazione del livello di tolleranza alla frustrazione.

L’ANSIA secondo FREUD

Sigmund Freud parte dal concetto che l’ansia sia la manifestazione di un conflitto inconscio, quindi nascosto all’individuo. La rimozione avviene in quanto il soggetto ne valuta il contenuto come altamente pericoloso per la propria esistenza. Ne consegue che quella che viene riconosciuta dall’individuo come causa apparente dell’ansia non corrisponde mai alla causa reale. Rimuovere il conflitto non significa eliminarlo, ed è per questo che dà origine al sintomo ansioso.




UNA MADRE ASSENTE

Freud fu il primo a parlare di ansia del bambino a causa dell’assenza della madre. I primi 3 anni di vita infatti sono fondamentali per la fase di separazione-individuazione, in seguito alla quale il bambino può iniziare a sviluppare un sé autonomo. In questo periodo sono più che mai necessarie figure di riferimento stabili e presenti. Successivamente invece, fasi di distacco dalla mamma sono auspicabili e funzionano come un potente stimolo per la crescita.

mercoledì 13 giugno 2018

L’ ANSIA INFANTILE

La causa dell’ansia infantile è sempre l’ambiente. Anche quando è patologica è indice che il bambino è immerso in un ambiente ansiogeno.
Ciò significa che la madre, il padre, o anche la maestra manifestano un comportamento che genera il disturbo. E’ impossibile, dunque, curare un bambino ansioso senza curare prima chi gli trasmette l’ansia.




lunedì 11 giugno 2018

L'ENERGIA DEL CORPO

Quasi sempre disponiamo di una energia vitale superiore a quella che pensiamo di avere. Non ne siamo consapevoli perché si tratta di una “carica” nascosta, di energia che non stiamo utilizzando da molto tempo. Tuttavia può accadere che, a causa di un innesco imprevisto, fluisca all’esterno in modo vorticoso sotto forma di ansia e di panico. Talvolta un’ improvvisa difficoltà sul lavoro, la fine di una relazione di coppia o la perdita di una persona cara, possono ad esempio innescare la scintilla. Se sapremo utilizzare adeguatamente questa energia, una volta uscita allo scoperto, potremo usufruire di una spinta vitale inaspettata.




domenica 10 giugno 2018

AMORE

Amore è un sentimento particolarmente efficace in termini di adattamento all’ambiente, è un fortissimo stimolo a vivere e a sentirsi accettati, è l’aspetto culminante dell’attaccamento. Ma è anche una semplificazione eccessiva del mondo riducendo tutta la realtà a quell’unione, dove nulla può interferire con quella unità. Amore è un legame, ed è l’opposto del sentimento del Narciso che è un solipsista e si innamora di se stesso. Amore, pur costituendo un fortissimo tramite per la relazione, deve necessariamente essere transitorio nella sua fase più alta. Una società infatti non può reggersi su questo sentimento estremo, necessita invece di espressioni meno acute quali il rispetto reciproco, la solidarietà, la stima, la fiducia. Vari studi sociologici dimostrano, al contrario, che oggi tendono a prevalere i legami limitati alla fase acuta del sentimento. Si ignora cioè il fatto che una storia tra due persone non può essere un susseguirsi continuo di momenti acuti, ma un legame esistenziale che coinvolge sentimenti duraturi. Tuttavia siamo in una “società liquida”, come spiegava bene Bauman, “in cui il cambiamento è l’unica cosa permanente e l’incertezza è l’unica certezza”. Se non si vuole essere inattuali non si può prescindere da questo cambiamento sociale, occorre invece prendere atto che… Amore nel 2018, così come tanti altri sentimenti, svolgono una funzione psicologica diversa rispetto al passato.




sabato 9 giugno 2018

SIMPATIE E ANTIPATIE

Ciascuno di noi ha simpatie ed antipatie immediate, e questo fatto costituisce uno dei problemi relazionali più importanti. Già in famiglia i genitori possono avvertire maggiore o minore simpatia per un figlio rispetto ad un altro. Non ci si deve sentire in colpa per questo, è un meccanismo psicologico del tutto normale, bisogna solo comprendere come funziona. Mentre la simpatia è un invito all’attaccamento e alla relazione, colui che viene percepito come antipatico è al contempo temuto. Questi opposti sentimenti producono in noi comportamenti nettamente diversi: in un “ambiente di simpatia” ci si sente accettati dagli altri e di conseguenza ci accettiamo più facilmente anche noi stessi. In un “ambiente di antipatia” percepiamo di trovarci in una situazione da evitare, in cui abbiamo bisogno di difenderci, dove finiamo per chiederci se anche dentro di noi non ci sia qualcosa di sbagliato. Dunque, prestare attenzione a questa continua e inevitabile alternanza di sentimenti non può che farci crescere e giovare al nostro benessere. Ci consente di modificare dapprima i nostri comportamenti, la nostra “posizione” nelle relazioni, le dinamiche relazionali stesse, quindi la nostra “posizione” nel mondo e il rapporto che abbiamo col mondo stesso. Non mi sembra poco.




venerdì 8 giugno 2018

PAROLE AL VELENO

La chiacchiera eccessiva è un vero e proprio veleno, che può solo avere come effetto quello di allontanarci da noi stessi e amplificare le nostre insicurezze. Quando il teatrino degli argomenti che recitiamo è sempre , a rotazione, lo stesso, significa che non siamo più i protagonisti di un dialogo, ma siamo gli attori di un teatro dell’assurdo. In questo caso il centro della conversazione non è l’Altro, ma siamo sempre noi stessi, con la diretta conseguenza di recarci danno. Le parole ripetute, soprattutto se rivolte a se stessi e al proprio passato, stancano il cervello e indeboliscono le sue capacità terapeutiche.

SIETE GENITORI CATTIVI !!

Innamorarsi delle proprie sofferenze e ricamarci sopra racconti infiniti in cui mamma e papa’ sono cattivi e causa di tutti i nostri mali non è mai una cosa positiva. Tuttavia è molto diffusa. In effetti, è un alibi perfetto per rimanere bloccati dove si è, per crogiolarsi nel proprio dolore, per non fare mai un passo in avanti che possa consentirci di stare bene.










martedì 5 giugno 2018

ALLATTAMENTO AD OLTRANZA

La donna è perfettamente costruita per vivere la gravidanza e allattare, ma ciò deve avvenire solo in certi momenti della vita. Quando ci occupiamo solo ed esclusivamente della felicità dei nostri bambini è come se stessimo ancora allattando quando non ce n’è più bisogno. Pensare ai propri figli a dismisura, dedicandoci alla loro salute, allo sport, al gioco, alla lunga ci rende infelici e scontenti perchè avremo sempre l’impressione di non aver fatto mai abbastanza. In questo modo creiamo, senza volerlo, dei figli viziati e capricciosi, pronti a colpevolizzarci ogni volta che ci stacchiamo da loro.

domenica 3 giugno 2018

ENTUSIASMO

Ma si può vivere senza entusiasmo? No !! Il nostro cervello è programmato per ricercare ed avere piacere…ma non una volta all’anno, tutti i giorni. E anche se piangi un giorno intero, anche dopo una serie incredibile di eventi sfavorevoli, dopo una disgrazia, un lutto, anche quando ti sembra che finisca il mondo.. ad un certo punto, se ti ascolti, senti il bisogno di ridere e di provare piacere, nella mente e nel corpo. E se non lo fai inevitabilmente ti ammali.

LA TERRIBILE PAURA DI SBAGLIARE

Una madre “accogliente e sufficientemente buona” è certamente l’apripista per una vita più sicura e meno timorosa dei propri errori. Sapere che qualunque sia il nostro pensiero, il nostro comportamento, la direzione in cui decidiamo di andare, saremo sempre sostenuti dalla nostra principale figura di attaccamento ci consente di affrontare la vita con più coraggio. Una madre “accogliente” fa fare al bambino i primi passi, lo aiuta a parlare, gli fa sperimentare nuovi giochi, nuove situazioni, gli spalanca la mente. In questo contesto un errore non sarà vissuto dal bambino come un fatto troppo grave, e lo sbaglio non avrà quella connotazione negativa che la parola stessa suggerisce. Talvolta tuttavia, al di là dei genitori che abbiamo avuto in sorte, attribuiamo a un esame, un colloquio di lavoro, una decisione, un incontro d’amore.. una così grande importanza da sentirci terrorizzati. Ci accade questo quando abbiamo una visione ristretta di noi stessi, quando stabiliamo a priori come dobbiamo essere e diventare, quando ci vogliamo bene solo se raggiungiamo il risultato che ci siamo prefissati. Ma chi lo ha detto che bisogna dimostrare agli altri e a se stessi di essere bravi?




sabato 2 giugno 2018

SENSO DI COLPA

Deriva da uno stato di autoaccusa, ci procura disagio interiore e frustrazione….. e ci crea un senso di inferiorità che ci spinge a fuggire da noi stessi. E’ strettamente collegato a manifestazioni sintomatiche, come ad esempio grandi abbuffate. E’ causato da un atteggiamento spietato nei nostri confronti che ci ingabbia in un continuo giudizio su noi stessi, sul nostro comportamento, su cosa facciamo bene e cosa male. All’origine ha una costruzione ideale molto rigida di come siamo e di come dovremmo essere. Si può superare solo in un modo, imparando a stare con noi stessi.