Un’altra interpretazione della genesi del disturbo fobico è
quella che attribuisce all’oggetto, alla situazione o all’animale
il ruolo di simbolo di un conflitto psichico rimosso. Ad esempio la
claustrofobia potrebbe rievocare un abuso subito nell’infanzia in
un luogo chiuso; il principio è che per la nostra psiche è molto
più tollerabile attribuire la paura ad uno spazio chiuso piuttosto
che all’esperienza troppo dolorosa dell’abuso.
L’ultima interpretazione del disturbo fobico riguarda invece
un’esperienza negativa dell’oggetto, situazione o animale della
fobia stessa. Ad esempio potremmo avere paura di guidare dopo un
terribile incidente d’auto; in questo caso è proprio il ricordo
dell’incidente che alimenta la fobia. Ovviamente, in base
all’interpretazione della causa del disturbo fobico è bene fornire
al paziente una terapia diversa. Specificatamente nei primi due casi
il terapeuta deve necessariamente individuare quale sia il conflitto
rimosso che dà origine alla fobia. Nel terzo caso invece occorre
favorire una nuova elaborazione dell’esperienza negativa vissuta
dal paziente, per lo più attraverso l’impiego di tecniche
cognitivo-comportamentali.
Esperto in disagio minorile, disturbi emotivi e del comportamento, dinamiche disfunzionali nel rapporto genitori-figli. Si occupa anche di depressione, attacchi di panico, fobie, rapporti affettivi, dipendenze (alcool, droga, gioco d'azzardo, sesso, nuove tecnologie), disturbi alimentari, centro di ascolto per ragazzi in difficoltà, disturbi d'ansia, dell'umore, somatoformi, del sonno, sessuali, terapia di coppia, autostima, assertività, disturbi ossessivo compulsivi.
venerdì 15 giugno 2018
giovedì 14 giugno 2018
UNA CHIAVE INTERPRETATIVA DEL DISTURBO FOBICO
Si possono definire fobie quegli stati di agitazione associati
specificatamente ad una situazione, un oggetto o un animale.
Hanno la caratteristica di non essere razionali, per cui nessuna spiegazione logica può aiutare il soggetto ad eliminarle. Nei casi più gravi possono limitare seriamente la vita di una persona. Una interpretazione sull’origine del disturbo fobico riguarda una difesa da una paura più grande; la paura del proprio padre ad esempio, essendo molto difficile da sostenere a livello psichico, può essere spostata sul terrore nei confronti di un animale (come nel famoso caso clinico di Freud riguardante il piccolo Hans, in cui la paura per il padre viene spostata sui cavalli bianchi).
Hanno la caratteristica di non essere razionali, per cui nessuna spiegazione logica può aiutare il soggetto ad eliminarle. Nei casi più gravi possono limitare seriamente la vita di una persona. Una interpretazione sull’origine del disturbo fobico riguarda una difesa da una paura più grande; la paura del proprio padre ad esempio, essendo molto difficile da sostenere a livello psichico, può essere spostata sul terrore nei confronti di un animale (come nel famoso caso clinico di Freud riguardante il piccolo Hans, in cui la paura per il padre viene spostata sui cavalli bianchi).
L’ANSIA DI AVERE L’ANSIA
Un fenomeno che sta letteralmente dilagando in questi ultimi anni
è l’ansia di avere l’ansia, e lo si può spiegare mediante un
serio calo nella popolazione del livello di tolleranza alla
frustrazione.
L’ANSIA secondo FREUD
Sigmund Freud parte dal concetto che l’ansia sia la
manifestazione di un conflitto inconscio, quindi nascosto
all’individuo. La rimozione avviene in quanto il soggetto ne valuta
il contenuto come altamente pericoloso per la propria esistenza. Ne
consegue che quella che viene riconosciuta dall’individuo come
causa apparente dell’ansia non corrisponde mai alla causa reale.
Rimuovere il conflitto non significa eliminarlo, ed è per questo che
dà origine al sintomo ansioso.
UNA MADRE ASSENTE
Freud fu il primo a parlare di ansia del bambino a causa
dell’assenza della madre. I primi 3 anni di vita infatti sono
fondamentali per la fase di separazione-individuazione, in seguito
alla quale il bambino può iniziare a sviluppare un sé autonomo. In
questo periodo sono più che mai necessarie figure di riferimento
stabili e presenti. Successivamente invece, fasi di distacco dalla
mamma sono auspicabili e funzionano come un potente stimolo per la
crescita.
mercoledì 13 giugno 2018
L’ ANSIA INFANTILE
La causa dell’ansia infantile è sempre l’ambiente. Anche
quando è patologica è indice che il bambino è immerso in un
ambiente ansiogeno.
Ciò significa che la madre, il padre, o anche la maestra manifestano un comportamento che genera il disturbo. E’ impossibile, dunque, curare un bambino ansioso senza curare prima chi gli trasmette l’ansia.
Ciò significa che la madre, il padre, o anche la maestra manifestano un comportamento che genera il disturbo. E’ impossibile, dunque, curare un bambino ansioso senza curare prima chi gli trasmette l’ansia.
lunedì 11 giugno 2018
L'ENERGIA DEL CORPO
Quasi sempre disponiamo di una energia vitale superiore a quella
che pensiamo di avere. Non ne siamo consapevoli perché si tratta di
una “carica” nascosta, di energia che non stiamo utilizzando da
molto tempo. Tuttavia può accadere che, a causa di un innesco
imprevisto, fluisca all’esterno in modo vorticoso sotto forma di
ansia e di panico. Talvolta un’ improvvisa difficoltà sul lavoro,
la fine di una relazione di coppia o la perdita di una persona cara,
possono ad esempio innescare la scintilla. Se sapremo utilizzare
adeguatamente questa energia, una volta uscita allo scoperto, potremo
usufruire di una spinta vitale inaspettata.
domenica 10 giugno 2018
AMORE
Amore è un sentimento particolarmente efficace in termini di
adattamento all’ambiente, è un fortissimo stimolo a vivere e a
sentirsi accettati, è l’aspetto culminante dell’attaccamento. Ma
è anche una semplificazione eccessiva del mondo riducendo tutta la
realtà a quell’unione, dove nulla può interferire con quella
unità. Amore è un legame, ed è l’opposto del sentimento del
Narciso che è un solipsista e si innamora di se stesso. Amore, pur
costituendo un fortissimo tramite per la relazione, deve
necessariamente essere transitorio nella sua fase più alta. Una
società infatti non può reggersi su questo sentimento estremo,
necessita invece di espressioni meno acute quali il rispetto
reciproco, la solidarietà, la stima, la fiducia. Vari studi
sociologici dimostrano, al contrario, che oggi tendono a prevalere i
legami limitati alla fase acuta del sentimento. Si ignora cioè il
fatto che una storia tra due persone non può essere un susseguirsi
continuo di momenti acuti, ma un legame esistenziale che coinvolge
sentimenti duraturi. Tuttavia siamo in una “società liquida”,
come spiegava bene Bauman, “in cui il cambiamento è l’unica cosa
permanente e l’incertezza è l’unica certezza”. Se non si vuole
essere inattuali non si può prescindere da questo cambiamento
sociale, occorre invece prendere atto che… Amore nel 2018, così
come tanti altri sentimenti, svolgono una funzione psicologica
diversa rispetto al passato.
sabato 9 giugno 2018
SIMPATIE E ANTIPATIE
Ciascuno di noi ha simpatie ed antipatie immediate, e questo fatto
costituisce uno dei problemi relazionali più importanti. Già in
famiglia i genitori possono avvertire maggiore o minore simpatia per
un figlio rispetto ad un altro. Non ci si deve sentire in colpa per
questo, è un meccanismo psicologico del tutto normale, bisogna solo
comprendere come funziona. Mentre la simpatia è un invito
all’attaccamento e alla relazione, colui che viene percepito come
antipatico è al contempo temuto. Questi opposti sentimenti producono
in noi comportamenti nettamente diversi: in un “ambiente di
simpatia” ci si sente accettati dagli altri e di conseguenza ci
accettiamo più facilmente anche noi stessi. In un “ambiente di
antipatia” percepiamo di trovarci in una situazione da evitare, in
cui abbiamo bisogno di difenderci, dove finiamo per chiederci se
anche dentro di noi non ci sia qualcosa di sbagliato. Dunque,
prestare attenzione a questa continua e inevitabile alternanza di
sentimenti non può che farci crescere e giovare al nostro benessere.
Ci consente di modificare dapprima i nostri comportamenti, la nostra
“posizione” nelle relazioni, le dinamiche relazionali stesse,
quindi la nostra “posizione” nel mondo e il rapporto che abbiamo
col mondo stesso. Non mi sembra poco.
venerdì 8 giugno 2018
PAROLE AL VELENO
La chiacchiera eccessiva è un vero e proprio veleno, che può
solo avere come effetto quello di allontanarci da noi stessi e
amplificare le nostre insicurezze. Quando il teatrino degli argomenti
che recitiamo è sempre , a rotazione, lo stesso, significa che non
siamo più i protagonisti di un dialogo, ma siamo gli attori di un
teatro dell’assurdo. In questo caso il centro della conversazione
non è l’Altro, ma siamo sempre noi stessi, con la diretta
conseguenza di recarci danno. Le parole ripetute, soprattutto se
rivolte a se stessi e al proprio passato, stancano il cervello e
indeboliscono le sue capacità terapeutiche.
SIETE GENITORI CATTIVI !!
Innamorarsi delle proprie sofferenze e ricamarci sopra racconti
infiniti in cui mamma e papa’ sono cattivi e causa di tutti i
nostri mali non è mai una cosa positiva. Tuttavia è molto diffusa.
In effetti, è un alibi perfetto per rimanere bloccati dove si è,
per crogiolarsi nel proprio dolore, per non fare mai un passo in
avanti che possa consentirci di stare bene.
martedì 5 giugno 2018
ALLATTAMENTO AD OLTRANZA
La donna è perfettamente costruita per vivere la gravidanza e
allattare, ma ciò deve avvenire solo in certi momenti della vita.
Quando ci occupiamo solo ed esclusivamente della felicità dei nostri
bambini è come se stessimo ancora allattando quando non ce n’è
più bisogno. Pensare ai propri figli a dismisura, dedicandoci alla
loro salute, allo sport, al gioco, alla lunga ci rende infelici e
scontenti perchè avremo sempre l’impressione di non aver fatto mai
abbastanza. In questo modo creiamo, senza volerlo, dei figli viziati
e capricciosi, pronti a colpevolizzarci ogni volta che ci stacchiamo
da loro.
domenica 3 giugno 2018
ENTUSIASMO
Ma si può vivere senza entusiasmo? No !! Il nostro cervello è
programmato per ricercare ed avere piacere…ma non una volta
all’anno, tutti i giorni. E anche se piangi un giorno intero, anche
dopo una serie incredibile di eventi sfavorevoli, dopo una disgrazia,
un lutto, anche quando ti sembra che finisca il mondo.. ad un certo
punto, se ti ascolti, senti il bisogno di ridere e di provare
piacere, nella mente e nel corpo. E se non lo fai inevitabilmente ti
ammali.
LA TERRIBILE PAURA DI SBAGLIARE
Una madre “accogliente e sufficientemente buona” è certamente
l’apripista per una vita più sicura e meno timorosa dei propri
errori. Sapere che qualunque sia il nostro pensiero, il nostro
comportamento, la direzione in cui decidiamo di andare, saremo sempre
sostenuti dalla nostra principale figura di attaccamento ci consente
di affrontare la vita con più coraggio. Una madre “accogliente”
fa fare al bambino i primi passi, lo aiuta a parlare, gli fa
sperimentare nuovi giochi, nuove situazioni, gli spalanca la mente.
In questo contesto un errore non sarà vissuto dal bambino come un
fatto troppo grave, e lo sbaglio non avrà quella connotazione
negativa che la parola stessa suggerisce. Talvolta tuttavia, al di là
dei genitori che abbiamo avuto in sorte, attribuiamo a un esame, un
colloquio di lavoro, una decisione, un incontro d’amore.. una così
grande importanza da sentirci terrorizzati. Ci accade questo quando
abbiamo una visione ristretta di noi stessi, quando stabiliamo a
priori come dobbiamo essere e diventare, quando ci vogliamo bene solo
se raggiungiamo il risultato che ci siamo prefissati. Ma chi lo ha
detto che bisogna dimostrare agli altri e a se stessi di essere
bravi?
sabato 2 giugno 2018
SENSO DI COLPA
Deriva da uno stato di autoaccusa, ci procura disagio interiore e
frustrazione….. e ci crea un senso di inferiorità che ci spinge a
fuggire da noi stessi. E’ strettamente collegato a manifestazioni
sintomatiche, come ad esempio grandi abbuffate. E’ causato da un
atteggiamento spietato nei nostri confronti che ci ingabbia in un
continuo giudizio su noi stessi, sul nostro comportamento, su cosa
facciamo bene e cosa male. All’origine ha una costruzione ideale
molto rigida di come siamo e di come dovremmo essere. Si può
superare solo in un modo, imparando a stare con noi stessi.
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