I compratori compulsivi non possono fare a meno di fare acquisti,
è più forte di loro: passando di fronte a una vetrina sentono di
dover entrare nel negozio e acquistare qualcosa. Non comprano in base
al reale bisogno dell'oggetto ma sulla spinta di un impulso
irrefrenabile: "quell'oggetto deve essere mio".
Quello
che dà piacere in questo tipo di acquisti, e che crea una vera e
propria dipendenza, è proprio il "rito" di comprare fine a
se stesso. L'oggetto acquistato, una volta a casa, spesso viene
"abbandonato" .
Il soggetto si rende conto di non essere in grado di trattenere il
suo impulso a comprare, e questo gli aumenta il senso di
frustrazione.
Accade così, che per alleviare questa spiacevole sensazione,
comincia a fantasticare sui prossimi acquisti dando il via ad un
circolo vizioso: compro → mi sento in colpa → mi deprimo → per
tirarmi su compro qualcos'altro (o penso a cosa comprare).
Rivolgersi ad uno psicologo può consentire di spezzare gli anelli
di questa catena.
Esperto in disagio minorile, disturbi emotivi e del comportamento, dinamiche disfunzionali nel rapporto genitori-figli. Si occupa anche di depressione, attacchi di panico, fobie, rapporti affettivi, dipendenze (alcool, droga, gioco d'azzardo, sesso, nuove tecnologie), disturbi alimentari, centro di ascolto per ragazzi in difficoltà, disturbi d'ansia, dell'umore, somatoformi, del sonno, sessuali, terapia di coppia, autostima, assertività, disturbi ossessivo compulsivi.
martedì 19 giugno 2018
lunedì 18 giugno 2018
LA CURA DEGLI ALTRI
A volte siamo presi da una “bulimia delle buone azioni”, che
consiste nel considerarci brave persone solo se ci occupiamo degli
altri, se li accontentiamo il più possibile. Abbiamo l’impressione
di stare bene solo se facciamo del bene agli altri, ma ovviamente non
è così. Questo nostro modo di procedere infatti, col tempo, ci
porta ad una vera e propria forma di dipendenza. Purtroppo ciò che
accade è che spesso, nell’aver cura degli altri, ci dimentichiamo
di noi stessi.
DAGLI STUDI SUL PROBLEMA DEL SOVRAPPESO
emerge che in realtà, ciò che tratteniamo, sono soprattutto le
emozioni.
Pianto, tristezza, rabbia, ansia, frustrazione inespresse ci fanno ingrassare.
Mandar giù “bocconi amari” non ci fa bene. Invece, tirare fuori quello che abbiamo dentro, ci sgonfia. Dimagrire quindi, in un’ ottica duratura, non è solo una questione di dieta.
Pianto, tristezza, rabbia, ansia, frustrazione inespresse ci fanno ingrassare.
Mandar giù “bocconi amari” non ci fa bene. Invece, tirare fuori quello che abbiamo dentro, ci sgonfia. Dimagrire quindi, in un’ ottica duratura, non è solo una questione di dieta.
LE RESISTENZE DEL PAZIENTE
al cambiamento sono quelle che il terapeuta deve sempre avere ben
presente per intervenire in maniera efficace nei tempi e modi giusti.
Fallire tempistica e modalità infatti pregiudica tutto il percorso.
Lo psicologo inoltre, in ogni relazione terapeutica , deve
considerare anche quelle che sono le proprie resistenze (anch’esse
quasi sempre esistenti); solo così è possibile mettere al centro il
problema del paziente, senza inficiarlo con inopportuni
condizionamenti.
domenica 17 giugno 2018
LA QUESTIONE DELLA DISTANZA
Le stesse cose assumono un significato diverso a seconda della
distanza da cui le guardiamo. Vale anche per le emozioni e i
sentimenti, che se non li collochiamo alla distanza giusta rischiamo
di esserne sopraffatti. Se sbagliamo la distanza inevitabilmente
soffriamo. Se invece li mettiamo nel posto giusto abbiamo un
immediato effetto terapeutico.
Ogni disagio o disturbo ha un significato….
….e non arriva per caso. E’ al contempo sintomo e cura.
Il percorso terapeutico ha lo scopo di scovarne il senso.
Il percorso terapeutico ha lo scopo di scovarne il senso.
IL PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE SECONDO JUNG
Jung è conosciuto per le sue geniali intuizioni sull’inconscio
collettivo e la sincronicità. In realtà
la ‘sostanza’ della sua psicoterapia è il processo di
individuazione.
Per Jung l’ individuazione è quello che ognuno di noi è chiamato a fare al fine di sviluppare la propria personalità individuale e differenziarsi dagli altri.
Per Jung l’ individuazione è quello che ognuno di noi è chiamato a fare al fine di sviluppare la propria personalità individuale e differenziarsi dagli altri.
sabato 16 giugno 2018
Non dobbiamo cercare di liberarci da una nevrosi….
….piuttosto dovremmo fare esperienza di quello che significa per
noi e di quello che ci insegna. Dovremmo anzi esserle riconoscenti.
“Senza di lei potremmo perdere l’occasione di apprendere chi siamo in realtà: non siamo noi a guarirla, è lei che ci guarisce.”(Carl Gustav Jung)
“Senza di lei potremmo perdere l’occasione di apprendere chi siamo in realtà: non siamo noi a guarirla, è lei che ci guarisce.”(Carl Gustav Jung)
La depressione scaturisce...
….dalle parti più profonde e arcaiche del nostro cervello, per
questo non è possibile contrastarla con i ragionamenti del nostro
“piccolo io” ma solo considerando il nostro lato sconosciuto.
A volte, se sei depresso...
La depressione è una cosa molto seria, guai a banalizzarla. Guai a sottovalutare le parole di un depresso e dirgli frasi del tipo: “stai tranquillo che ti passa”. Anche se per poterla classificare come depressione deve corrispondere rigorosamente ai criteri diagnostici elencati nel DSM IV, questa immagine fornita da Schulz può aiutarci a riconoscere l’ingresso nel tunnel.
L’ANSIA NELL’UOMO E NELLA DONNA ADULTI
Le donne hanno statisticamente un maggior rischio di ammalarsi di
ansia rispetto agli uomini. I due sessi la esprimono anche in
maniera molto diversa, quasi opposta: solitamente infatti le donne
interiorizzano, somatizzano e spesso non sono neanche capaci di
manifestare la loro rabbia, gli uomini al contrario espellono,
“buttano fuori”, diventando talvolta anche ossessivi e
aggressivi.
Nella donna, oltre ai momenti critici di gravidanza, post-partum e menopausa, l’ansia si spiega spesso con la paura costante di non riuscire a far fronte a tutti gli impegni e con la fatica di crescere i figli; nell’uomo invece è molto comune l’ansia da perdita del lavoro, da pensionamento, da cambiamento di ruolo sociale in genere. In una società così altamente competitiva come la nostra, infine, è molto diffusa l’ansia da prestazione, che ormai riguarda indistintamente entrambi i sessi.
La fase meno ansiosa della vita è indubbiamente quella che riguarda la terza età.
Nella donna, oltre ai momenti critici di gravidanza, post-partum e menopausa, l’ansia si spiega spesso con la paura costante di non riuscire a far fronte a tutti gli impegni e con la fatica di crescere i figli; nell’uomo invece è molto comune l’ansia da perdita del lavoro, da pensionamento, da cambiamento di ruolo sociale in genere. In una società così altamente competitiva come la nostra, infine, è molto diffusa l’ansia da prestazione, che ormai riguarda indistintamente entrambi i sessi.
La fase meno ansiosa della vita è indubbiamente quella che riguarda la terza età.
venerdì 15 giugno 2018
L’ANSIA ADOLESCENZIALE
Le metamorfosi adolescenziali sono di per se stesse generatrici di
ansia. Cambiare improvvisamente le proprie sembianze scatena infatti
la paura di non piacere. Inoltre, a differenza dell’adulto, il
ragazzo ha una tolleranza bassissima all’ansia, e non appena la
percepisce la espelle... purtroppo talvolta compiendo degli agiti
disdicevoli (come ad esempio l’abuso di alcool o di sostanze
stupefacenti). Sicuramente i genitori iperprotettivi, quelli cioè
che non sopportano di vedere la minima sofferenza nel proprio figlio,
non lo aiutano a costruirsi gli strumenti necessari per far fronte
agli stimoli negativi. L’ansia quindi non va demonizzata né
soppressa appena si manifesta, piuttosto va intesa come un segnale
molto importante da ascoltare e capire.
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