martedì 19 giugno 2018

SHOPPING COMPULSIVO

I compratori compulsivi non possono fare a meno di fare acquisti, è più forte di loro: passando di fronte a una vetrina sentono di dover entrare nel negozio e acquistare qualcosa. Non comprano in base al reale bisogno dell'oggetto ma sulla spinta di un impulso irrefrenabile: "quell'oggetto deve essere mio".
Quello che dà piacere in questo tipo di acquisti, e che crea una vera e propria dipendenza, è proprio il "rito" di comprare fine a se stesso. L'oggetto acquistato, una volta a casa, spesso viene "abbandonato" .

Il soggetto si rende conto di non essere in grado di trattenere il suo impulso a comprare, e questo gli aumenta il senso di frustrazione.
Accade così, che per alleviare questa spiacevole sensazione, comincia a fantasticare sui prossimi acquisti dando il via ad un circolo vizioso: compro → mi sento in colpa → mi deprimo → per tirarmi su compro qualcos'altro (o penso a cosa comprare).
Rivolgersi ad uno psicologo può consentire di spezzare gli anelli di questa catena.

lunedì 18 giugno 2018

Da una depressione non si riemerge mai…

…..come si era prima di sprofondarvi.
Essa è soprattutto metamorfosi interiore.

LA CURA DEGLI ALTRI

A volte siamo presi da una “bulimia delle buone azioni”, che consiste nel considerarci brave persone solo se ci occupiamo degli altri, se li accontentiamo il più possibile. Abbiamo l’impressione di stare bene solo se facciamo del bene agli altri, ma ovviamente non è così. Questo nostro modo di procedere infatti, col tempo, ci porta ad una vera e propria forma di dipendenza. Purtroppo ciò che accade è che spesso, nell’aver cura degli altri, ci dimentichiamo di noi stessi.

DAGLI STUDI SUL PROBLEMA DEL SOVRAPPESO

emerge che in realtà, ciò che tratteniamo, sono soprattutto le emozioni.
Pianto, tristezza, rabbia, ansia, frustrazione inespresse ci fanno ingrassare.
Mandar giù “bocconi amari” non ci fa bene. Invece, tirare fuori quello che abbiamo dentro, ci sgonfia. Dimagrire quindi, in un’ ottica duratura, non è solo una questione di dieta.




LE RESISTENZE DEL PAZIENTE

al cambiamento sono quelle che il terapeuta deve sempre avere ben presente per intervenire in maniera efficace nei tempi e modi giusti. Fallire tempistica e modalità infatti pregiudica tutto il percorso. Lo psicologo inoltre, in ogni relazione terapeutica , deve considerare anche quelle che sono le proprie resistenze (anch’esse quasi sempre esistenti); solo così è possibile mettere al centro il problema del paziente, senza inficiarlo con inopportuni condizionamenti.




domenica 17 giugno 2018

LA QUESTIONE DELLA DISTANZA

Le stesse cose assumono un significato diverso a seconda della distanza da cui le guardiamo. Vale anche per le emozioni e i sentimenti, che se non li collochiamo alla distanza giusta rischiamo di esserne sopraffatti. Se sbagliamo la distanza inevitabilmente soffriamo. Se invece li mettiamo nel posto giusto abbiamo un immediato effetto terapeutico.







Ogni disagio o disturbo ha un significato….

….e non arriva per caso. E’ al contempo sintomo e cura.
Il percorso terapeutico ha lo scopo di scovarne il senso.



IL PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE SECONDO JUNG

Jung è conosciuto per le sue geniali intuizioni sull’inconscio collettivo e la sincronicità. In realtà la ‘sostanza’ della sua psicoterapia è il processo di individuazione.
Per Jung l’ individuazione è quello che ognuno di noi è chiamato a fare al fine di sviluppare la propria personalità individuale e differenziarsi dagli altri.







La causa che attribuiamo al nostro stato depressivo….


non è mai quella giusta

sabato 16 giugno 2018

Non dobbiamo cercare di liberarci da una nevrosi….

….piuttosto dovremmo fare esperienza di quello che significa per noi e di quello che ci insegna. Dovremmo anzi esserle riconoscenti.

“Senza di lei potremmo perdere l’occasione di apprendere chi siamo in realtà: non siamo noi a guarirla, è lei che ci guarisce.”(Carl Gustav Jung)




La depressione scaturisce...

….dalle parti più profonde e arcaiche del nostro cervello, per questo non è possibile contrastarla con i ragionamenti del nostro “piccolo io” ma solo considerando il nostro lato sconosciuto.

A volte, se sei depresso...

A volte, se sei depresso, non vorresti fare niente. Tutto quel che vuoi fare è appoggiare la testa al braccio, e guardare nel vuoto. A volte puoi andare avanti così per ore. Se sei eccezionalmente depresso, devi perfino cambiare braccio. [Charlie Brown, 25 marzo 1980]

La depressione è una cosa molto seria, guai a banalizzarla. Guai a sottovalutare le parole di un depresso e dirgli frasi del tipo: “stai tranquillo che ti passa”. Anche se per poterla classificare come depressione deve corrispondere rigorosamente ai criteri diagnostici elencati nel DSM IV, questa immagine fornita da Schulz può aiutarci a riconoscere l’ingresso nel tunnel.
















L’ANSIA NELL’UOMO E NELLA DONNA ADULTI

Le donne hanno statisticamente un maggior rischio di ammalarsi di ansia rispetto agli uomini. I due sessi la esprimono anche in maniera molto diversa, quasi opposta: solitamente infatti le donne interiorizzano, somatizzano e spesso non sono neanche capaci di manifestare la loro rabbia, gli uomini al contrario espellono, “buttano fuori”, diventando talvolta anche ossessivi e aggressivi.
Nella donna, oltre ai momenti critici di gravidanza, post-partum e menopausa, l’ansia si spiega spesso con la paura costante di non riuscire a far fronte a tutti gli impegni e con la fatica di crescere i figli; nell’uomo invece è molto comune l’ansia da perdita del lavoro, da pensionamento, da cambiamento di ruolo sociale in genere. In una società così altamente competitiva come la nostra, infine, è molto diffusa l’ansia da prestazione, che ormai riguarda indistintamente entrambi i sessi.
La fase meno ansiosa della vita è indubbiamente quella che riguarda la terza età.




venerdì 15 giugno 2018

L’ANSIA ADOLESCENZIALE

Le metamorfosi adolescenziali sono di per se stesse generatrici di ansia. Cambiare improvvisamente le proprie sembianze scatena infatti la paura di non piacere. Inoltre, a differenza dell’adulto, il ragazzo ha una tolleranza bassissima all’ansia, e non appena la percepisce la espelle... purtroppo talvolta compiendo degli agiti disdicevoli (come ad esempio l’abuso di alcool o di sostanze stupefacenti). Sicuramente i genitori iperprotettivi, quelli cioè che non sopportano di vedere la minima sofferenza nel proprio figlio, non lo aiutano a costruirsi gli strumenti necessari per far fronte agli stimoli negativi. L’ansia quindi non va demonizzata né soppressa appena si manifesta, piuttosto va intesa come un segnale molto importante da ascoltare e capire.




Michel De Montaigne


“Non potendo regolare gli avvenimenti…..


regolo me stesso”