Comprendere i processi psichici che sottendono certi meccanismi di
pensiero e di comportamento è molto utile, ma non basta per
conoscersi, né per risolvere i problemi e per poter stare bene.
E’ compito dello psicologo aiutare il paziente ad “integrare”
le proprie emozioni, e non solo ad osservarle e spiegarle.
Esperto in disagio minorile, disturbi emotivi e del comportamento, dinamiche disfunzionali nel rapporto genitori-figli. Si occupa anche di depressione, attacchi di panico, fobie, rapporti affettivi, dipendenze (alcool, droga, gioco d'azzardo, sesso, nuove tecnologie), disturbi alimentari, centro di ascolto per ragazzi in difficoltà, disturbi d'ansia, dell'umore, somatoformi, del sonno, sessuali, terapia di coppia, autostima, assertività, disturbi ossessivo compulsivi.
giovedì 9 agosto 2018
mercoledì 8 agosto 2018
UN OZIO CHE FA MALE
“D'estate scoppiano più conflitti e tensioni, non tanto dovuti
al caldo quanto piuttosto alla convivenza forzata con familiari o
amici. Certamente, 10-11 mesi all'anno passati in attività esterne
alla famiglia producono comportamenti che si sedimentano nel vissuto
quotidiano, dagli orari di sveglia alle abitudini alimentari. La
pausa estiva costringe a un riadattamento sociale: le coppie
convivono 24 ore su 24, mamma e papà stanno tutto il giorno coi
figli e anche gli amici vengono vissuti più intensamente rispetto
alle frequentazioni sporadiche del sabato sera.
Ma quello che fa veramente male alla vacanza è considerare il tempo libero che abbiamo a disposizione come un tempo passivo, in cui non si fa nulla e non si pensa a nulla. Le ferie al contrario dovrebbero essere un tempo attivo, un tempo cioè che favorisca le relazioni umane e il benessere fisico".
Ma quello che fa veramente male alla vacanza è considerare il tempo libero che abbiamo a disposizione come un tempo passivo, in cui non si fa nulla e non si pensa a nulla. Le ferie al contrario dovrebbero essere un tempo attivo, un tempo cioè che favorisca le relazioni umane e il benessere fisico".
Fulvio Giardina, presidente del
Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi
martedì 7 agosto 2018
LA PAROLA DEL CORPO
L’epoca della malattia psicosomatica è, non a caso, la stessa
dell’ipersviluppo dell’Io. Un Io ipertrofico infatti, non può
che generare somatizzazioni, in cui qualcosa di inespresso si rende
manifesto nella materia.
UN NUOVO PERICOLOSO MITO
che si è enormemente diffuso in Occidente negli ultimi anni, è
il mito di essere autosufficienti. Bastare a se stessi, infatti, è
il frutto di un’idea assolutamente illusoria prodotta dal nostro
Io. Esso, non tiene colpevolmente conto dell’essenza costitutiva
del nostro essere, che è relazionale; né della struttura sociale
dell’inconscio.
IDEA DELLA FISICITA’ DEL SE’
L’idea che il Sè abiti un luogo propriamente fisico fa pensare
ad una forma del corpo ad esso sottesa. Come dire che l’incontro
col Sè può partire solo dalla materia.
lunedì 6 agosto 2018
IL PROBLEMA NON E’ EVITARE IL DOLORE
che, soprattutto a causa di certi accadimenti esterni, talvolta,
è inevitabile (ad esempio la perdita del lavoro, la fine di una
relazione importante, un grave problema di salute, la morte di una
persona cara). La questione fondamentale, ma in alcuni casi
particolarmente difficile da attuare, è evitare la cronicizzazione
del dolore, cioè evitare di trasformare una brutta cosa che ci è
capitata in uno stile di vita.
sabato 4 agosto 2018
OGNI PAROLA , OGNI SILENZIO
anche se, al di là del filone teorico di riferimento, il modo di
fare psicoterapia è cambiato enormemente nel corso degli anni,
questo concetto di Sartre resta valido.
C’E’ UNA CREPA
Spesso, per comodità o superficialità, facciamo finta di non
vederla questa crepa. Tuttavia essa c’è, sempre. Se la osserviamo
senza giudizio ci riavvicina al nostro lato più autentico; se la
ignoriamo ci allontana da noi stessi e può anche trasformarsi in un
mostro che ci divora.
LA COMPETENZA EMOTIVA
Intesa come l'integrazione di pensieri, sentimenti ed emozioni
prima di agire. Integrare è più di pensare. E soprattutto comprende
anche le emozioni negative che, come tutte le nostre emozioni,
meritano rispetto e cura, e sono importantissime per il nostro senso
di sé.
venerdì 3 agosto 2018
LA PAURA
Gli atteggiamenti di odio estremo sono di solito basati sulla
paura (per lo più inconscia) e provengono da meccanismi primitivi di
sopravvivenza. Il nostro istinto di evitare il pericolo ci fa temere
tutto ciò che sembra essere diverso e sviluppare pensieri e
comportamenti difensivi.
ALTRI FATTORI PSICOLOGICI ALLA BASE DI DINAMICHE DI PENSIERO E MANIFESTAZIONI DI ODIO ESTREMO
che tuttavia, presi singolarmente, non ne costituiscono una
spiegazione né tanto meno giustificazione alcuna:
IL MECCANISMO DELLA PROIEZIONE
E’ una difesa naturale che ci consente di evitare di affrontare i nostri “difetti” trasferendoli sugli altri. "Ciò che le persone odiano degli altri sono le cose che in realtà temono di avere dentro di sé", afferma la dottoressa Dana Harron. L'idea è questa: “Io non sono terribile, lo sei tu”. Cioè il fenomeno che si verifica a qualche livello profondo è che, l’individuo carico di odio, crede che queste cose possano essere vere su sé, per cui le allontana.
IL MECCANISMO DELLA PROIEZIONE
E’ una difesa naturale che ci consente di evitare di affrontare i nostri “difetti” trasferendoli sugli altri. "Ciò che le persone odiano degli altri sono le cose che in realtà temono di avere dentro di sé", afferma la dottoressa Dana Harron. L'idea è questa: “Io non sono terribile, lo sei tu”. Cioè il fenomeno che si verifica a qualche livello profondo è che, l’individuo carico di odio, crede che queste cose possano essere vere su sé, per cui le allontana.
Social Identity Theory
Concettualizza il gruppo come luogo di origine dell'identità
sociale: nell'uomo è spontanea la tendenza a costituire gruppi, a
sentirsene parte e a distinguere il proprio gruppo di appartenenza
(ingroup) da quelli di non-appartenenza (outgroup), esplicitando
consequenzialmente un comportamento di favoritismo per il proprio
gruppo.
giovedì 2 agosto 2018
Economia cognitiva e bisogno di categorizzazione
Per combattere il razzismo nel migliore dei modi, al di là
delle implicazioni morali che da sole dovrebbero bastare (ma a quanto
pare non bastano), può essere utile comprendere i processi psichici
sottostanti.
La natura ci ha fornito di un meccanismo di economia cognitiva che ci consente di non dover processare ogni singolo stimolo in entrata. Mediante la categorizzazione il nostro cervello lavora per ottenere il maggior numero di informazioni con il minimo sforzo.
Tuttavia, le categorie funzionano solo se non sono troppe: se, ad esempio, ne creassimo una diversa per ogni straniero che incontriamo per strada, questo processo perderebbe la sua utilità.
Basta saperlo!
La natura ci ha fornito di un meccanismo di economia cognitiva che ci consente di non dover processare ogni singolo stimolo in entrata. Mediante la categorizzazione il nostro cervello lavora per ottenere il maggior numero di informazioni con il minimo sforzo.
Tuttavia, le categorie funzionano solo se non sono troppe: se, ad esempio, ne creassimo una diversa per ogni straniero che incontriamo per strada, questo processo perderebbe la sua utilità.
Basta saperlo!
Immaginazione e Amore: un antico legame
Se il carattere di una persona è una complessità di immagini,
allora per conoscerti devo immaginarti, assorbire le tue immagini. E
per mantenermi in contatto con te devo mantenere un interesse
immaginativo.
(“La
forza del carattere“, di James Hillman)
mercoledì 1 agosto 2018
LA FIGURA DELLO STRANIERO
Lo straniero è uno “sconosciuto imprevedibile”, e in quanto
tale genera sempre un certo timore, seguito da una necessità di
controllo e di gestione, talvolta da una mancata accettazione.
Dal punto di vista psichico è molto interessante comprendere quale collocazione diamo allo straniero che è dentro di noi. Cioè che rapporto abbiamo con il “non-conosciuto” che ci abita? Lo ascoltiamo, lo accettiamo, facciamo dei tentativi di dialogo, oppure lo ignoriamo, fingiamo di non vederlo e tentiamo di sopprimerlo?
Dal punto di vista psichico è molto interessante comprendere quale collocazione diamo allo straniero che è dentro di noi. Cioè che rapporto abbiamo con il “non-conosciuto” che ci abita? Lo ascoltiamo, lo accettiamo, facciamo dei tentativi di dialogo, oppure lo ignoriamo, fingiamo di non vederlo e tentiamo di sopprimerlo?
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