giovedì 9 agosto 2018

NON POSSIAMO CAPIRCI SENZA “SENTIRCI”

Comprendere i processi psichici che sottendono certi meccanismi di pensiero e di comportamento è molto utile, ma non basta per conoscersi, né per risolvere i problemi e per poter stare bene.
E’ compito dello psicologo aiutare il paziente ad “integrare” le proprie emozioni, e non solo ad osservarle e spiegarle.

mercoledì 8 agosto 2018

UN OZIO CHE FA MALE

“D'estate scoppiano più conflitti e tensioni, non tanto dovuti al caldo quanto piuttosto alla convivenza forzata con familiari o amici. Certamente, 10-11 mesi all'anno passati in attività esterne alla famiglia producono comportamenti che si sedimentano nel vissuto quotidiano, dagli orari di sveglia alle abitudini alimentari. La pausa estiva costringe a un riadattamento sociale: le coppie convivono 24 ore su 24, mamma e papà stanno tutto il giorno coi figli e anche gli amici vengono vissuti più intensamente rispetto alle frequentazioni sporadiche del sabato sera.
Ma quello che fa veramente male alla vacanza è considerare il tempo libero che abbiamo a disposizione come un tempo passivo, in cui non si fa nulla e non si pensa a nulla. Le ferie al contrario dovrebbero essere un tempo attivo, un tempo cioè che favorisca le relazioni umane e il benessere fisico".





Fulvio Giardina, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi

martedì 7 agosto 2018

LA PAROLA DEL CORPO

L’epoca della malattia psicosomatica è, non a caso, la stessa dell’ipersviluppo dell’Io. Un Io ipertrofico infatti, non può che generare somatizzazioni, in cui qualcosa di inespresso si rende manifesto nella materia.




UN NUOVO PERICOLOSO MITO

che si è enormemente diffuso in Occidente negli ultimi anni, è il mito di essere autosufficienti. Bastare a se stessi, infatti, è il frutto di un’idea assolutamente illusoria prodotta dal nostro Io. Esso, non tiene colpevolmente conto dell’essenza costitutiva del nostro essere, che è relazionale; né della struttura sociale dell’inconscio.




IDEA DELLA FISICITA’ DEL SE’

L’idea che il Sè abiti un luogo propriamente fisico fa pensare ad una forma del corpo ad esso sottesa. Come dire che l’incontro col Sè può partire solo dalla materia.

lunedì 6 agosto 2018

IL PROBLEMA NON E’ EVITARE IL DOLORE

che, soprattutto a causa di certi accadimenti esterni, talvolta, è inevitabile (ad esempio la perdita del lavoro, la fine di una relazione importante, un grave problema di salute, la morte di una persona cara). La questione fondamentale, ma in alcuni casi particolarmente difficile da attuare, è evitare la cronicizzazione del dolore, cioè evitare di trasformare una brutta cosa che ci è capitata in uno stile di vita.

sabato 4 agosto 2018

OGNI PAROLA , OGNI SILENZIO

anche se, al di là del filone teorico di riferimento, il modo di fare psicoterapia è cambiato enormemente nel corso degli anni, questo concetto di Sartre resta valido.

C’E’ UNA CREPA

Spesso, per comodità o superficialità, facciamo finta di non vederla questa crepa. Tuttavia essa c’è, sempre. Se la osserviamo senza giudizio ci riavvicina al nostro lato più autentico; se la ignoriamo ci allontana da noi stessi e può anche trasformarsi in un mostro che ci divora.




LA COMPETENZA EMOTIVA

Intesa come l'integrazione di pensieri, sentimenti ed emozioni prima di agire. Integrare è più di pensare. E soprattutto comprende anche le emozioni negative che, come tutte le nostre emozioni, meritano rispetto e cura, e sono importantissime per il nostro senso di sé.

venerdì 3 agosto 2018

LA PAURA

Gli atteggiamenti di odio estremo sono di solito basati sulla paura (per lo più inconscia) e provengono da meccanismi primitivi di sopravvivenza. Il nostro istinto di evitare il pericolo ci fa temere tutto ciò che sembra essere diverso e sviluppare pensieri e comportamenti difensivi.

ALTRI FATTORI PSICOLOGICI ALLA BASE DI DINAMICHE DI PENSIERO E MANIFESTAZIONI DI ODIO ESTREMO

che tuttavia, presi singolarmente, non ne costituiscono una spiegazione né tanto meno giustificazione alcuna:

IL MECCANISMO DELLA PROIEZIONE
E’ una difesa naturale che ci consente di evitare di affrontare i nostri “difetti” trasferendoli sugli altri. "Ciò che le persone odiano degli altri sono le cose che in realtà temono di avere dentro di sé", afferma la dottoressa Dana Harron. L'idea è questa: “Io non sono terribile, lo sei tu”. Cioè il fenomeno che si verifica a qualche livello profondo è che, l’individuo carico di odio, crede che queste cose possano essere vere su sé, per cui le allontana.



Social Identity Theory

Concettualizza il gruppo come luogo di origine dell'identità sociale: nell'uomo è spontanea la tendenza a costituire gruppi, a sentirsene parte e a distinguere il proprio gruppo di appartenenza (ingroup) da quelli di non-appartenenza (outgroup), esplicitando consequenzialmente un comportamento di favoritismo per il proprio gruppo.

giovedì 2 agosto 2018

Economia cognitiva e bisogno di categorizzazione

Per combattere il razzismo nel migliore dei modi, al di là delle implicazioni morali che da sole dovrebbero bastare (ma a quanto pare non bastano), può essere utile comprendere i processi psichici sottostanti.
La natura ci ha fornito di un meccanismo di economia cognitiva che ci consente di non dover processare ogni singolo stimolo in entrata. Mediante la categorizzazione il nostro cervello lavora per ottenere il maggior numero di informazioni con il minimo sforzo.
Tuttavia, le categorie funzionano solo se non sono troppe: se, ad esempio, ne creassimo una diversa per ogni straniero che incontriamo per strada, questo processo perderebbe la sua utilità.
Basta saperlo!







Immaginazione e Amore: un antico legame

Se il carattere di una persona è una complessità di immagini, allora per conoscerti devo immaginarti, assorbire le tue immagini. E per mantenermi in contatto con te devo mantenere un interesse immaginativo.

(“La forza del carattere“, di James Hillman)

mercoledì 1 agosto 2018

LA FIGURA DELLO STRANIERO

Lo straniero è uno “sconosciuto imprevedibile”, e in quanto tale genera sempre un certo timore, seguito da una necessità di controllo e di gestione, talvolta da una mancata accettazione.
Dal punto di vista psichico è molto interessante comprendere quale collocazione diamo allo straniero che è dentro di noi. Cioè che rapporto abbiamo con il “non-conosciuto” che ci abita? Lo ascoltiamo, lo accettiamo, facciamo dei tentativi di dialogo, oppure lo ignoriamo, fingiamo di non vederlo e tentiamo di sopprimerlo?